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Un Viaggio Europeo #70 – Scy-Chazelles (Francia)

Un Viaggio europeo #70 – Scy-Chazelles (Francia)

Nel 1945, una guerra aveva di nuovo devastato l’Europa. Il continente aveva ormai bisogno di una nuova direzione, ma chi poteva dargliela? Certi politici cristiani credevano che un’Europa libera e prospera sarebbe possibile soltanto se fosse ricostruita su fondamenta cristiane.

Fu precisamente questo desiderio di ricostruire l’Europa su fondamenta cristiane che ha portato a ciò che conosciamo oggi come l’Unione europea. Quindi, per quest’ultima tappa di una miniserie esplorando le radici cristiane dell’Unione europea, visiteremo la Maison de Robert Schuman (Casa di Robert Schuman) nel paesino di Scy-Chazelles in Francia, dove Robert Schuman ha vissuto la seconda parte della sua vita, fino alla sua morte nel 1963.

Il paesino è localizzato sul Mont Saint-Quentin, una collina dominando il fiume Mosella, a qualche chilometro della città di Metz. Molto probabilmente, Schuman comprò questa casa perché era un luogo calmo vicino alla città dove lavorava, e anche perché c’erano tre chiese nella vicinanza, qualcosa di prezioso per un uomo di preghiera come lui.

Fu in questa casa, nell’aprile 1950 che Schuman esaminò un documento importante che aveva il potenziale di riformare l’Europa. Ma prima di guardare a questo, torniamo alla domanda che avevo lasciato senza risposta in una tappa precedente dedicata all’inizio della sua vita (tappa 66). Se vi ricordate, dopo aver finito i suoi studi, Schuman aprì uno studio legale a Metz. Ma dopo la morte tragica di sua madre, pensò lasciare la sua carriera per diventare monaco. Eppure, invece di questo, diventò finalmente un politico. E quindi la domanda che avevo fatto era: cosa lo portò ad un tal cambiamento di rotta?

Dopo la morte di sua madre, Robert Schuman scambiò qualche lettera con il suo amico Henri Eschbach, che era allora presidente della corte amministrativa di Strasburgo. Quando Schuman condivise i suoi piani di diventare monaco, Eschbach gli rispose che “i santi del futuro saranno dei santi i giacca e cravatta”, incoraggiandolo quindi a servire Dio sulla pubblica piazza.

Schuman seguì il suo consiglio, e dopo la prima guerra mondiale, iniziò la sua carriera politica nel consiglio comunale di Metz. Poco dopo, fu eletto membro dell’assemblea francese. All’epoca, la sua regione di Alsazia-Lorena era stata appena trasferita dalla Germania alla Francia. Schuman diventò quindi un responsabile chiave per la regione e lavorò al compito complicato di riconciliare le leggi tedesche della regione con il sistema legale francese. Un problema chiave era l’educazione religiosa. Sotto la Germania, la chiesa poteva sviluppare un sistema scolastico cristiano finanziato dallo stato. In Francia tuttavia, lo stato non offriva questa possibilità. Schuman riuscì a convincere il governo che imporre le leggi francesi in questo dominio nutrirebbe il rancore nel popolo della sua regione. Il governo approvò quindi uno statuto speciale per l’educazione in Alsazia e in Lorena. La legge diventò conosciuta come Lex Schuman ed è tuttora applicata.

Nella seconda guerra mondiale, Schuman fu arrestato dalla Gestapo e imprigionato in Germania. Nel 1942, Schuman fuggì in Francia libera dove si nascose in un orfanotrofio. Convinto che la Germania perderebbe la guerra, Schuman sapeva che il suo tempo nella clandestinità era un’opportunità di preparare la ricostruzione dell’Europa del dopoguerra. E la sua visione era chiara: l’Europa potrebbe essere ricostruita soltanto in base ad una vera riconciliazione tra la Francia e la Germania.

Dopo la guerra, Schuman tornò ad un ruolo attivo nella politica francese, da primo ministro e da ministro degli affari esteri. In questa seconda funzione, Schuman giocò un ruolo cruciale nel processo di riconciliazione con la Germania. Ma il compito non era semplice. In primo luogo, l’umore in Francia non era per la riconciliazione ma per la rivincita. In secondo luogo, Schuman aveva bisogno di un piano pratico che potrebbe trasformare la riconciliazione in una politica concreta.

Il venerdì 28 aprile 1950, poco prima di tornare a casa per un fine settimana di riposo, Schuman ricevette un documento elaborato dal commissario al piano Jean Monnet. Capì velocemente che doveva cambiare i suoi piani e lavorare nel fine settimana. Il documento proponeva che le industrie del carbone e dell’acciaio di Germania e di Francia siano radunate sotto un’autorità comune. In altre parole, proponeva che le due nazioni, cosiccome ogni nazione desiderando giungersi, siano trattate da collaboratori uguali. Schuman spese tutto il fine settimana a casa sua studiando dettagliatamente il documento. Realizzò che questo piano economico traduceva in pratica i valori di riconciliazione che ricercava. Schuman tornò a Parigi il lunedì con la convinzione che questo piano andava nella buona direzione.

Finalmente, dopo aver ricevuto l’accordo del cancelliere tedesco Konrad Adenauer, Schuman pronunziò la sua famosa dichiarazione Schuman il 9 maggio 1950, un giorno celebrato come Giornata dell’Europa.

Nell’aprile 1951, poco prima di firmare il trattato che inaugurava ufficialmente la comunità europea del carbone e dell’acciaio, Alcide De Gasperi, Konrad Adenauer e Robert Schuman si sono radunati per pregare in un monastero, perché sapevano che un tal piano riuscirebbe soltanto con la benedizione di Dio. Secondo la stessa idea del Salmo 127, se l’Eterno non edifica la casa (europea), invano vi si affaticano gli edificatori.

Oggi, 70 anni dopo che Schuman pronunziò la sua dichiarazione che trasformò l’Europa, tanti sembrano aver dimenticato le fondamenta cristiane che hanno dato all’Europa il suo più lungo periodo di pace. Che la nostra generazione possa recuperare queste fondamenta per costruire il futuro dell’Europa, per la gloria di Dio.

Alla settimana prossima in Europa.

Cédric Placentino

Responsabile Centro Schuman per l’Europa italiana e francese

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Foto: Wikipedia – Utente: TCY – Licenza: https://creativecommons.org/licenses/by-sa/3.0/legalcode

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