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Un Viaggio Europeo #59 – Veglia (Croazia)

Un Viaggio europeo #59 – Veglia (Croazia)

I missionari cristiani portarono di più della fede sola ai popoli slavi. Crearono pure l’alfabeto glagolitico, il quale aprì la via per lo sviluppo della letteratura slava. Anche se questo alfabeto non è più usato, tanti manoscritti glagolitici sono stati preservati grazie a dei monaci di un isola di Croazia.

Per la quarta tappa di una miniserie dedicata alla Croazia, visiteremo la cittadina di Veglia. È localizzata sull’isola omonima ad est della penisola istriana.

Oltre seimila abitanti vivono a Veglia. Ci sono vari palazzi medievali, quali le mura della città o il Castello Frangipane. E quando camminiamo nei vicoli del centro storico, scopriamo varie chiese, quali la cattedrale San Quirino, ma anche due antichi monasteri, rispettivamente dell’ordine francescano e benedettino. E sarà il monastero benedettino che visiteremo oggi.

Il monastero benedettino di Veglia fu dedicato a San Lorenzo. E questo monastero giocò effettivamente un ruolo significativo nella conservazione della letteratura primitiva slava. Ma prima di dirne di più su questo soggetto, diamo prima un occhiata su vari fattori della storia medievale che influenzarono ciò che successe qui.

Un fattore influente era lo scisma tra la chiesa cattolica romana e la chiesa ortodossa orientale. Questa divisione ebbe un’enorme influenza nei Balcani. In Croazia, creò spesso un’instabilità politica.

L’instabilità della Croazia fu persino aggravata da altri fattori: la comparsa di nuove potenze regionali, cioè Venezia ad ovest e l’Ungheria nel nordest. Queste potenze iniziarono a contestare lo status quo tra l’Impero Bizantino e il Sacro Romano Impero nei Balcani (tappa 58).

Un altro fattore influente era la missione di Cirillo e Metodio presso gli Slavi. I due fratelli viaggiarono dalla Grecia in Boemia dove svilupparono l’alfabeto glagolitico. Crearono ugualmente una liturgia in lingua slava nello scopo di diffondere il Vangelo agli Slavi (tappa 39). L’alfabeto glagolitico fu poi ampiamente usato da tutti i popoli slavi, compreso quelli nei Balcani (tappa 40). Ma velocemente, l’alfabeto glagolitico fu rimpiazzato da una versione migliorata, l’alfabeto cirillico. E quando la Boemia diventò uno stato vassallo del Sacro Romano Impero cattolico, l’alfabeto e la liturgia latina rimpiazzarono velocemente l’alfabeto e la liturgia glagolitica. Questi due sviluppi provocarono quindi l’abbandono dell’alfabeto glagolitico nella maggioranza delle terre slave. 

Ed è qui che interviene il monastero di Veglia.

Il movimento benedettino arrivò in Croazia probabilmente all’epoca del Duca Trpimir di Croazia, nel nono secolo (tappa 24). Nei secoli successivi, i Benedettini fondarono vari monasteri, principalmente lungo la costiera croata. Le date precise della fondazione della maggioranza di questi monasteri sono sconosciute, ed è anche il caso di Veglia. Assai logicamente, questi monasteri usarono la lingua e la liturgia glagolitica sviluppata in Boemia.

Prima del Grande Scisma del 1054, i papi a Roma furono molto tolleranti verso la liturgia glagolitica. Ma dopo il Grande Scisma, i papi considerarono la liturgia glagolitica minacciosa. Siccome la stessa liturgia era usata in terre ortodosse quali la Serbia e la Bulgaria, Roma temeva di perdere la Croazia al ‘nemico’. E quindi, per contrastare la minaccia, Roma decretò una restrizione ufficiale dell’uso della liturgia glagolitica durante il Sinodo di Spalato nel 1075. Da quel momento in poi, il suo uso era permesso soltanto laddove non c’era alcun prete educato in latino. Questo provocò la morte lenta della scrittura glagolitica e la liturgia latina prese il suo posto in Croazia. Anche se ci fu qualche eccezione alla regola, la liturgia glagolitica era quasi totalmente scomparsa all’inizio del seicento.

L’isola di Veglia non conobbe lo stesso processo del resto della Croazia. All’inizio del dodicesimo secolo, i Veneziani invasero l’isola. E quindi, anche se Veglia era sotto l’autorità cattolica, dal 1133 in poi, l’isola era pressoché indipendente sotto il regno della famiglia Frangipane, una ricca famiglia aristocratica veneziana, il cui castello si trova sul lungomare vicino al monastero benedettino. Questa situazione politica unica permise ai Benedettini di coltivare liberamente la lingua e la liturgia glagolitica. Nel 1252, il papa pubblicò persino un permesso speciale agli isolani di usare la liturgia glagolitica.

Anche durante l’instabilità medievale nei Balcani, l’isola di Veglia continuò a gioire della pace e della libertà. E quindi, anche se l’uso del glagolitico perdurò in vari monasteri benedettini in Croazia per vari secoli, a Veglia, fu usato fino all’inizio del novecento. Grazie a questa situazione unica, i Benedettini di Veglia riuscirono a conservare vari manoscritti glagolitici primitivi provenienti dalla Boemia. Il più famoso è La legenda di San Venceslao, un racconto della vita del duca di Boemia del nono secolo che fu ucciso per la sua fede.

I secoli turbolenti in terre slave avrebbero potuto annientare la scrittura glagolitica. Ma grazie ai monaci di Veglia, questo elemento cruciale della memoria slava è sopravvissuto vino ad oggi.

Alla settimana prossima altrove in Europa.

Cédric Placentino

Responsabile Centro Schuman per l’Europa italiana e francese

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Foto: Wikipedia – Utente: Berthold Werner – licenza: https://creativecommons.org/licenses/by-sa/3.0/legalcode

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