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Un Viaggio Europeo #33 – Merano (Italia)

Un viaggio europeo #33 – Merano (Italia)

Oggi, visiteremo Merano, la piccola cittadina della regione Sudtirol in Italia. Questa è localizzata proprio nel cuore delle Dolomiti.

Qualcuno che non conosce la regione sarà forse sorpreso di sentire tante persone parlare la lingua tedesca. Questo è ovviamente dovuto al fatto che la città, chiamata Meran in tedesco, faceva ancora parte dell’Austria fino alla prima guerra mondiale. I dintorni idilliaci ed il clima mite hanno attratto tante personalità qui, come l’Imperatrice Elisabetta d’Austria o lo scrittore Franz Kafka.

Come lo dicevo la settimana scorsa, continueremo quindi la nostra ricerca delle storie del modo in cui le tribù pagane d’Europa si sono convertite al cristianesimo.

Partendo dalla Chiesa parrocchiale sulla Piazza Duomo, cammineremo attraverso i vicoli del centro storico e sotto la Porta Passiria, una delle tre porte del duecento della città ancora in piedi oggigiorno. Poi saliremo una collina per mezzo chilometro prima di raggiungere un castello chiamato Castel San Zeno (Zenoburg in tedesco) che domina il fiume Passirio (Passer). Questo luogo offre una visione panoramica della città e possiamo anche ammirare le belle montagne circondanti.

Come le porte della città, il castello che, fu costruito nel duecento, ed è più recente del periodo di storia di cui parleremo oggi. Risaliremo infatti fino al quinto secolo, in un periodo in cui le tribù germaniche invadevano l’Impero romano d’Occidente. Mentre altri luoghi in Italia erano saccheggiati, Merano ci racconta una storia diversa.

La settimana scorsa in Bulgaria, abbiamo visto che i Goti furono i primi fra le tribù germaniche a lasciare il paganesimo, anche se era per l’arianesimo (un’eresia cristiana) invece del cristianesimo. Anche se il Concilio di Nicea aveva condannato l’eresia nel 325, questa continuò a diffondersi nelle tribù germaniche, quali gli alani, i vandali o gli svevi, per citarne soltanto alcune.

Nel quinto secolo viveva un uomo conosciuto come Valentino di Passavia (anche chiamato Valentino di Mais in Italia). Il suo nome potrebbe indurci in errore. Prima di tutto, non è l’uomo celebrato il giorno di San Valentino. Ed anche se il suo nome è associato con la città tedesca di Passavia, era in realtà qui, a Merano, che la sua opera fu più proficua.

Quindi, chi era Valentino di Passavia?

Le sue origini sono poco chiare. Degli eruditi moderni credono che era probabilmente nato in quel che sono oggi i Paesi Bassi. Le prime tracce che troviamo di lui sono a Passavia in Germania, dove viveva con una tribù germanica locale. Ed è evidentemente la ragione del suo nome.

All’epoca, la gente di questa tribù era pagana o ariana. E quindi, Valentino sembra di essere stato l’unica persona della città a credere che Gesù era Dio. Questo era probabilmente la ragione del suo desiderio per diventare missionario tra loro. Siccome Valentino credeva indispensabile di essere benedetto da un’autorità della Chiesa, si recò a Roma per chiedere la benedizione del Papa Leone I. Quando la ricevette, tornò a Passavia per iniziare la sua opera.

Purtroppo, l’opposizione ariana sembra di essere stata così seria che Valentina non ha avuto tanto successo. Più tardi, tornò anche a Roma per chiedere di essere trasferito in un altro territorio dove poteva essere più proficuo. Leone, tuttavia, l’incoraggiò di tornare e di tentare un’altra volta. Il papa l’ordinò Vescovo della Rezia, una regione alpina coprendo parti della Germania (fino a Ratisbona e Passavia), della Svizzera (fino a Coira ed il passo San Gottardo) e dell’Italia (fino a Bressanone).

Tuttavia, il nuovo titolo di Valentino non sembrava avere tanto effetto sul popolo di Passavia. La situazione peggiorò ad un punto tale che la sua sicurezza personale era in pericolo. Finalmente, fu forzato di fuggire. Dopo aver attraversato le Alpi, decise di ritirarsi in cima del Monte San Zeno, proprio dove siamo oggi.

Possiamo immaginare quanto Valentino doveva sentirsi scoraggiato quando arrivò qui. Pensando forse che aveva fallito nella sua missione, Valentino decise di vivere da eremita. Forse pensava che adorare Dio in un luogo calmo e ritirato era la cosa migliore che poteva fare.

Valentino aveva pianificato di vivere una vita solitaria in cima a questa montagna. Ma finalmente, la gente delle regioni circondanti iniziò ad essere incuriosita da lui. Velocemente delle folle si radunarono intorno a lui ed egli iniziò a predicare la Parola di Dio. Valentino battezzò tante persone, probabilmente nel fiume ai piedi del monte. Alcune persone diventarono persino i suoi discepoli, e Valentino li insegnò a vivere secondo il suo stile di vita ascetico, ritmato dalla preghiera, la contemplazione, l’elemosina e la lettura. Più tardi, Valentino e i suoi discepoli costruirono una chiesa proprio qui. Ed è pure qui che morì finalmente nel 475 e dove fu seppellito. Vari secoli più tardi, il Castel San Zeno fu costruito per proteggere la chiesa. È quindi intorno a questa che Merano si è sviluppata per diventare la cittadina come la conosciamo oggi.

In un periodo in cui l’anarchia sembrava di prendere il controllo dell’Europa, questa piccola comunità del Monte San Zeno diventò uno dei primi luoghi in cui il cristianesimo portò sicurezza, ordine e pace dopo la caduta dell’Impero romano. Potremmo chiederci a cosa assomiglierebbe il continente oggi senza l’opera di questi pionieri.

Finalmente, anche se la missione di Valentino a Passavia sembra essere finita in un fallimento, scopriremo la settimana prossima come Dio redense la situazione.

Alla settimana prossima altrove in Europa.

Cédric Placentino

Responsabile Centro Schuman per l’Europa italiana e francese

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