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Un Viaggio Europeo #31 – Marsaskala (Malta)

Un viaggio europeo #31 – Marsaskala (Malta)

Dopo una serie di tappe sulle orme dei Valdesi in Francia ed in Italia (tappe 26 a 30), iniziamo oggi un altro mini viaggio attraverso l’Europa, stavolta per cercare come l’Evangelo si è diffuso nelle tribù pagane d’Europa.

Quando Gesù camminò sulla terra, l’Impero romano era principalmente formato da due gruppi principali: delle tribù che erano state assimilate nella civilizzazione greco-romana, ed una minoranza sostanziale di ebrei (in certi luoghi, si stima che raggiungevano il 15% della popolazione). Questi ebrei ellenici (chiamati così perché vivevano fuori da Israele) sono forse stati i primi a portare l’Evangelo nell’Impero.

Anche se l’Europa era ampiamente dominata dall’Impero romano, quest’ultimo non copriva tutto il continente. C’erano quindi tante tribù che non erano influenzate ne dagli ebrei, ne dalla civilizzazione greco-romana. La maggior parte risiedeva fuori dai confini romani, ma ce n’erano che sussistevano all’interno dell’Impero.

Quindi, in questo mini viaggio, guarderemo specificamente al modo in cui l’Evangelo si è diffuso in questi gruppi.

Nella Bibbia, troviamo già due resoconti nei quali l’apostolo Paolo entrò in contatto con tali tribù. Il primo era a Listra e a Derba (Turchia attuale, Atti 14 e 16). Il secondo era sull’isola di Malta, dove ci rechiamo par la prima tappa di questa serie.

Andiamo quindi a Marsaskala, all’estremità sud-orientale dell’isola. Questo paesino litoraneo, conosciuto in maltese sotto il nome di Wied-il-Għajn (la valle delle fonti) è oggigiorno una stazione balnearia. La scoperta di catacombe cristiane cosiccome di rovine di bagni romani nella vicinanza suggerisce che Marsaskala sia forse stato un porto romano. Il nome Marsaskala potrebbe essere una combinazione della parola araba Marsa (baia) e del siciliano Skala (piccolo torrente). Questo dimostra che Malta è un incrocio tra l’Europa e il mondo arabo.

A Marsaskala, c’è pure un lungomare bordato da palme. Facciamoci una passeggiata e poi fermiamoci un istante su una panchina per osservare la baia di San Tommaso.

Perché dovremmo fermarci qui?

Prima di spiegare la ragione, torniamo al resoconto biblico che portò Paolo a Malta (Atti 27 e 28).

Paolo, che fu arrestato a Gerusalemme, era mandato a Roma per difendere la sua causa presso l’imperatore. Nel viaggio, Paolo era stato divinamente avvisato di pericoli che si preparavano ed aveva quindi consigliato al centurione responsabile della nave di trascorrere l’inverno in Creta. Tuttavia, il centurione decise di non ascoltare i suoi consigli e di continuare la navigazione.

Come Paolo l’aveva predetto, una tempesta s’innalzò. Dopo due settimane di difficoltà, Paolo ricevette una rivelazione che, anche se la nave sarebbe persa, tutti i passeggeri sarebbero salvi. Ed è finalmente quel che successe: la nave fece naufragio vicino alla costiera maltese e tutti passeggeri raggiunsero la costiera sani e salvi.

Perché siamo quindi seduti qui, di fronte alla baia di San Tommaso? Non dovremmo forse essere all’altra estremità dell’isola, di fronte alla baia di San Paolo, dove si credeva a lungo che il naufragio era accaduto?

Qualche anno fa, un esploratore americano studiò gli indici di Atti 27 (il vento de nordovest, una spiaggia di sabbia, una scogliera, un luogo in cui le ‘acque s’incontrano’, una costiera non riconosciuta…) e suppose che la descrizione non corrispondeva a San Paolo, ma piuttosto al luogo in cui ci troviamo oggi.

Le sue supposizioni sono state più fortemente sostenute quando scoprì che dei tuffatori maltesi avevano già trovato quattro ancore in questo stesso luogo qualche anno prima. Anche se, da allora, tre di quelle sono state perse, la quarta è esposta al museo marittimo di Birgu, vicino a dove ci troviamo oggi. Un professore dell’università di Malta ha confermato che l’ancora potrebbe provenire da una nave romana dello stesso periodo. Questo, cosiccome altri punti, sembra confermare che l’ancora apparteneva possibilmente alla nave di Paolo.

Ma come Paolo testimoniò agli isolani, che non erano probabilmente influenzati ne dagli ebrei, ne dai greci? Non utilizzò la Torah come lo fece con gli ebrei. Non utilizzò neppure la filosofia come lo fece presso i greci.

Qui, sono stati i miracoli che Dio fece attraverso Paolo che portarono gli isolani alla conoscenza di Dio. Innanzitutto, Paolo fu morso da un serpente, eppure, questo non ebbe alcuna influenza su di lui. Questo era un evento notevole perché gli isolani credevano che il morso d’un serpente era il giudizio d’uno dei loro dei (tra l’altro, questo dimostra che ogni credenza contiene una certa forma di comprensione del peccato e del giudizio). Poi, Paolo guarì il padre del capo ufficiale dell’isola. E finalmente, tutti i malati vennero a lui e furono guariti attraverso le sue preghiere.

Sin dal viaggio missionario imprevisto di Paolo, Malta è diventata una nazione profondamente cristiana. Si può vedere questo attraverso la sua storia e il suo paesaggio architetturale contenendo tante chiese.

Nelle prossime tappe, scopriremo come certi successori di Paolo portarono l’Evangelo presso altre tribù pagane.

Alla settimana prossima altrove in Europa.

Cédric Placentino

Responsabile Centro Schuman per l’Europa italiana e francese

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Mappa: https://d-maps.com/index.php?lang=it 

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