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Un Viaggio Europeo #44 – Einsiedeln (Svizzera)

Un viaggio europeo #44 – Einsiedeln (Svizzera)

Proseguiamo con la nostra miniserie sulle orme di Ulrico Zwingli che scatenò la Riforma svizzera cinquecento anni fa.

Oggi visiteremo la cittadina di Einsiedeln. È situata in una regione collinosa del Canton Svitto, tra il Lago di Zurigo ed il Lago dei Quattro Cantoni vicino a Lucerna.

Einsiedeln è meglio conosciuta per il suo monastero benedettino localizzato vicino al centro storico. E mentre ci avviciniamo all’ingresso del monastero, potremmo essere sorpresi di scoprire una statua dedicata alla Vergine Maria. Questo luogo è effettivamente il santuario mariano più importante di Svizzera.

A prima vista, questa sembra una destinazione strana nell’esplorazione della Riforma svizzera. Eppure, è qui che troviamo le orme di Zwingli dopo che lasciò Glarona, la città dove fu prete per dieci anni.

Ma prima di esplorare la sua vita qui, dobbiamo spiegare come questo monastero è apparso in primo luogo e come è diventato uno dei santuari mariani più importanti d’Europa.

La storia inizia con un eremita del nono secolo chiamato Meinrado. Quest’uomo era nato vicino a Tubinga in Germania ed arrivò nella regione per costruirvi una piccola cella dove poter adorare Dio da solo, secondo la pratica eremita. Purtroppo, Meinrado fu assassinato più tardi da banditi e la sua cella rimase abbandonata per un lungo periodo. Poi, verso la fine del decimo secolo, un’abbazia ed una chiesa in onore alla Vergine Maria fu costruita in questo luogo. Nella consacrazione del luogo, degli eventi soprannaturali si sono verificati. Questi trasformarono Einsiedeln in uno dei luoghi di pellegrinaggio più importanti del medioevo.

Zwingli, che fu forzato di fuggire da Glarona dopo l’invasione francese, si stabilì nell’abbazia e diventò prete di Einsiedeln nel 1516. Ma perché scelse di venire qui?

In primo luogo, l’amministratore dell’abbazia, Teobaldo di Geroldseck, desiderava radunare degli uomini eruditi qui. Ovviamente, Zwingli era un’opzione ideale. In secondo luogo, Einsiedeln era soltanto un paesino all’epoca. La calma di questo luogo poteva dargli più tempo per la preghiera e lo studio. Ed in terzo luogo, siccome Einsiedeln era un sito importante di pellegrinaggio, tanta gente proveniente dall’estero lo visitava. Zwingli quindi considerava questo come una meravigliosa opportunità di predicare il Vangelo a questa gente.

Questa stagione ad Einsiedeln diventò finalmente la svolta della vita di Zwingli.

Zwingli continuava a diffondere la sua passione per l’apprendimento della Parola di Dio ai monaci di Einsiedeln, come lo aveva fatto a Glarona. De Geroldseck fu così toccato che permise alle suore del convento di leggere la Bibbia in vernacolo.

I pellegrinaggi e le feste per la Vergine Maria che si svolgevano qui iniziarono a rivelare a Zwingli lo stato di corruzione spirituale che si era infiltrato nella Chiesa. Presto, oppose la pratica in pubblico, dicendo:

“Non pensare che Dio è più in questo tempio che in ogni altra parte del creato. Dovunque Egli ha fissato la vostra dimora, vi circonda e vi sente lo stesso lì che alla Madonna di Einsiedeln. Quale potenza può esistere nelle opere poco redditizie, nei pellegrinaggi faticosi, nelle offerte, nelle preghiere alla vergine e ai santi, per ottenere il favore di Dio? Cosa significa la moltiplicazione delle parole nella preghiera?… Cristo, Cristo, che si è offerto sulla croce una volta per tutte, è il sacrificio e la vittima che soddisfa per ogni eternità, per i peccati dei credenti.”

Questa era una mossa molto coraggiosa da Zwingli, perché i salari dei monaci di Einsiedeln dipendevano direttamente dai doni dei pellegrini. E la predicazione di Zwingli causò inevitabilmente per tante persone di credere al suo messaggio e quindi di abbandonare i pellegrinaggi. Questo, a sua volta, riduceva i loro salari.

Zwingli era inoltre confrontato alle indulgenze, che erano dei documenti venduti dalla chiesa cattolica per la remissione dei peccati.

Un venditore d’indulgenze chiamato Sansone arrivò dall’Italia settentrionale nel Canton Svitto. Dichiarò alla gente: “Ho ricevuto il potere di perdonare tutti i peccati. Il cielo e la terra sono soggetti alla mia autorità, e dispongo i meriti di Cristo per chiunque li comprerà, portandomi il suo denaro per l’indulgenza.” 

Questo provocò ovviamente l’indignazione di Zwingli, che predicò in risposta: “Cristo, il Figlio di Dio, dice: ‘Venite a me, voi tutti che siete travagliati e aggravati, ed io vi darò riposo.’ Che follia audace di dire, contradicendolo: ‘Comprate delle lettere d’indulgenze, fate le vostre richieste a Roma, date il vostro denaro ai monaci, sacrificate ai preti! Se fate queste cose, vi assolverò i vostri peccati.’ Cristo è l’unica offerta! Cristo è l’unico sacrificio! Cristo è l’unica via!” La gente ascoltò Zwingli e Sansone fu forzato di trovare un altro luogo per il suo commercio.

Zwingli praticava pure la carità aiutando delle famiglie in difficoltà finanziare, anche se non credeva che queste opere buone avevano il potere di salvare, come era pensato in generale all’epoca. Credeva invece che era la grazia di Dio che creava la carità nel credente. Dichiarò una volta: ”È Dio che generà la carità nel credente, e dà subito il primo pensiero, la risoluzione e l’opera stessa: È Dio che lo fa con la sua potenza.” Questo era un modo di pensare rivoluzionario nella sua epoca.

Zwingli aveva ormai degli amici in tutta la Svizzera. Ma era attraverso il suo amico più vicino, Oswald Myconius, che Zwingli fu designato più tardi in un nuovo ruolo che scatterà la Riforma svizzera. Ed è quel che esploreremo nella nostra prossima tappa.

Alla settimana prossima altrove in Europa.

Cédric Placentino

Responsabile Centro Schuman per l’Europa italiana e francese

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Foto: Wikipedia – utilizzatore: Hofec – legame licenza: https://commons.wikimedia.org/wiki/Commons:GNU_Free_Documentation_License,_version_1.2

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