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Un Viaggio Europeo #32 – Nikyup (Bulgaria)

Un viaggio europeo #32 – Nikyup (Bulgaria)

Dopo Malta, proseguiamo con la nostra seconda tappa di questa miniserie alla ricerca dei luoghi che testimoniano del modo in cui le tribù pagane d’Europa si sono convertite al Cristianesimo.

Oggi, viaggiamo in un paesino chiamato Nikyup, nel nord della Bulgaria. È una regione abbastanza pianeggiante situata tra il Danubio al nord (che è pure il confine tra la Bulgaria e la Romania) e le montagne dei Balcani al sud. Nikyup è localizzata a 25 km al nord d’una delle città principali di Bulgaria, Veliko Tarnovo.

Questo paesino è principalmente una piccola comunità agricola circondata da campi. Non rimarremo però nel paesino ma seguiremo una strada stretta attraversando i campi lungo un ruscello. Tre chilometri dopo, scopriamo una riserva archeologica. Questa è in realtà l’antica città romana di Nicopolis ad Istrum, un sito classificato patrimonio mondiale dell’UNESCO sin dal 1984.

Questa città fu costruita all’inizio del secondo secolo d.C. sotto l’imperatore Traiano, nel possibile luogo della sua vittoria contro la tribù regionale, i Daci. La città diventò velocemente prospera, ma fu più tardi distrutta ben due volte, prima dagli Unni (quinto secolo) e poi dagli Avari (fine sesto secolo), ed è rimasta in rovina sin da allora.

Nicopolis ad Istrum è pure un luogo di grande significato spirituale, perché questo territorio testimonia del modo in cui le tribù germaniche si sono convertite ben presto al Cristianesimo. Per capire come questo luogo diventò significativo, dobbiamo fare un passo indietro e guardare al quadro più generale.

Nel quarto secolo d.C., questo territorio era chiamato Mesia e faceva parte dell’Impero romano. Tuttavia, era sempre una terra poco sicura perché era situata vicino ai suoi confini esterni. Una tribù nordica chiamata i Goti iniziava ad effettuare le sue prime incursioni nell’Impero. Una delle terre in cui entrarono era la Cappadocia (oggi in Turchia). Il popolo di questo territorio si era convertito al Cristianesimo già nel primo secolo. Ora, i Goti diffondevano il terrore ed uccidevano tante persone. Presero pure delle persone in cattività per portarli dove erano sistemati, vicino al fiume Dnestr nell’odierna Ucraina. Ma tante di questi prigionieri erano Cristiani.

Non ne sappiamo tanto su quel che successe per loro in Ucraina. Ma hanno sicuramente diffuso il seme della fede cristiana presso i Goti. Perché nel 325, troviamo fra i partecipanti del famoso Concilio di Nicea un uomo chiamato Teofilo, Vescovo dei Goti. Qualche anno dopo, i Goti mandarono persino uno dei loro uomini più talentuosi, Ulfilas, per essere educato nella fede cristiana a Costantinopoli, all’epoca la capitale dell’Impero romano. E quest’uomo era in realtà un discendente di quei prigionieri di Cappadocia.

Ulfilas impressionava così tanto che Costantino chiese affinché sia ordinato Vescovo dei Goti. Dopo questo, tornò presso il suo popolo per predicare il Vangelo. Ulfilas ottenne velocemente il loro rispetto e la loro fiducia. Ma il suo ritorno coincideva con un periodo di grandi disturbi politici per i Goti, sia interni sia esterni. Alla fine, come Mosè con Israele, Ulfilas guidò il suo popolo per sistemarsi in un altro territorio. Questo era al sud del Danubio, un territorio che Costantino li aveva dato. Ed è dove siamo oggi.

Ulfilas si rivelò una persona centrale per i Goti. Creò un alfabeto di venticinque lettere, trascrivendo dei suoni unici alla lingua gotica. Tradusse le Scritture, tranne i libri dei Rei e delle Cronache. Sapendo che questi contenevano tante effusioni di sangue, temeva che questi li avrebbero incitato ancora di più ad andare in guerra. Ed è probabilmente qui, a Nicopolis ad Istrum, che Ulfilas introdusse l’alfabeto gotico e tradusse la Bibbia.

Oggi, la sua opera è considerata come uno dei primi sviluppi della letteratura delle lingue germaniche.

Più tardi nella sua vita, Ulfilas dovette pure diventare un diplomatico. Quando gli Unni minacciarono la sopravvivenza dei Visigoti che erano ancora in Ucraina, andò a chiedere all’Imperatore romano dell’epoca, Valens, di lasciarli sistemarsi in terre romane. Ma le negoziazioni furono abbastanza complicate.

Come l’ho menzionato nella 17° tappa, il Concilio di Nicea fu organizzato principalmente per trattare con un eresia chiamata arianesimo, che rinnegava la divinità di Gesù Cristo. Anche se Nicea aveva ufficialmente dichiarato l’arianesimo come eresia, la dottrina continuò a diffondersi, ed anche ad attrarre persino un dirigente come Valens.

E quindi, quando Ulfilas negoziò con l’imperatore, quest’ultimo accettò di aiutare i Goti con la condizione di diffondere la dottrina ariana. Ulfilas, che era forse sotto pressione a causa della situazione precaria del suo popolo, si è forse sentito costretto di accettare la condizione di Valens.

I discendenti dei Goti hanno continuato ad essere uomini di guerra. Meno di due secoli dopo, invasero l’Italia e la Spagna odierna, ponendo finalmente fine all’Impero romano d’Occidente.

Anche se Ulfilas era d’accordo d’insegnare l’arianesimo, Agostino testimoniò più tardi che questo ebbe, nonostante tutto, un effetto positivo sul suo popolo. Nel famoso sacco di Roma, il Padre della Chiesa primitiva celebrò la clemenza e la carità del capo dei Visigoti, Alarico. Scrisse nella Città di Dio che era “interamente dovuto agli insegnamenti di questi missionari orientali (ariani), sebbene erano eretici.”

La settimana prossima, proseguiremo con la scoperta di come il Vangelo si è diffuso presso le tribù germaniche.

Alla settimana prossima altrove in Europa.

Cédric Placentino

Responsabile Centro Schuman per l’Europa italiana e francese

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