skip to Main Content
Reinventare Il Progetto Europeo

Reinventare il progetto europeo

Una conversazione tra Evert van de Poll ed il dottor Teodor Baconschi dopo il discorso di quest’ultimo su ‘La nostra eredità cristiana può ancora ispirare il progetto europeo?’ (leggere il discorso qui e qui – guardare il video su Facebook qui)

Evert van de Poll: Sono felice di aver ascoltato il dottor Baconschi. Devo dire che era un po’ come questi documenti che si riceve in formato ZIP. Tutti è lì, compresso in un file ZIP, e adesso occorre decomprimere. Mentre l’ascoltavo, pensavo di dover decomprimere ogni frase perché tante cose erano dette. Vorrei sentirle parlare su ognuna di queste.

La mia prima reazione è che, all’inizio degli anni 2000, o dopo che il Trattato di Maastricht fu firmato a Maastricht, in Olanda, nel 1992, i paesi di ciò che chiamiamo l’Europa dell’Est, che in realtà erano l’Europa centrale e orientale, erano ormai invitati a giungersi all’occidente. In una specie d’umore ottimista, noi, nell’occidente, pensavamo di aver vinto la competizione con il comunismo. E quindi, tutti questi paesi erano ormai liberi di giungersi a noi. Certi critici dicevano: “Dovremmo forse andare così lontano da lasciare tutti questi paesi entrare nell’Unione europea?” All’epoca, pensavo che se ci fosse una ragione per la quale dovevo essere a favore di questo, era perché avevamo bisogno della voce degli Europei centrali e orientali.

Ed è esattamente quel che lei ci ha detto stasera, che noi, nell’occidente, abbiamo bisogno di sentire. Ecco perché, credo, tutti questi paesi dell’ex blocco sovietico dovevano aderire all’Unione europea. Certe persone nell’occidente dicono che causano tanti problemi perché non sono sempre d’accordo con l’occidente perché hanno altre prospettive. Ma credo che è precisamente perché abbiamo bisogno di persone come lei nell’occidente, quindi la ringrazio per il suo messaggio. Spero che lei avrà ancora tante opportunità di discutere di questi temi che lei ha sollevato con la gente occidentale.

La mia seconda reazione è, come lei lo ha menzionato, rispetto all’esperienza diversa nei confronti del marxismo dei popoli d’Europa centrale e orientali, paragonato con l’Europa occidentale. Questa dottrina era idealizzata nelle nostre università ed ha educato tutta una generazione, compresa la mia, mentre l’altra metà dell’Europa soffriva del vero socialismo e di tutto quel che significava. Solo i popoli d’Europa orientale e centrale possono raccontarci queste cose. C’era quindi una dicotomia tra una teoria idealizzata ed una realtà che era completamente diversa. Oggi, i figli della generazione degli anni 1960 che era così presa da quest’ideologia maoista-marxista di sinistra entrano in carica in politica. Ed i loro bambini sono cresciuti con una disillusione: non credono nell’est e non credono nell’ovest. Non credono più in alcun ideologia perché credono che sono menzogne e fiabesche.

L’unica cosa che conta per la generazione postmoderna è il desiderio individuale. E ora, i bambini della gente occidentale che aveva idealizzato il marxismo si ritrovano senza ideologia e senza orientamento. Non so se questa filosofia s’infiltrerà nella parte orientale dell’Europa. Ma vediamo ad ovest che i desideri individuali diventano la norma di tutto. E la legge dello stato è ridotta a permettere ad ogni individuo quel che vuole. “Volete un altro tipo di matrimonio? Dovrebbe essere legalizzato. Volete dei bambini da un’altra copia? Dovrebbe essere legalizzato. Volete l’aborto? Dovrebbe essere legalizzato.” Il ruolo dello stato è di permettere che ogni desiderio individuale sia soddisfatto. E l’unico controllo morale è che questo ci faccia sentire bene. Se ci fa sentire bene, allora è buono ed è giusto. È quel che succede con questa nuova generazione priva di valori.

Il politologo francese Olivier Roy dice che abbiamo perso i nostri valori e ci rimangono solo delle norme oggi. E lo stato serve a legalizzare quel che vogliamo avere. Penso che abbiamo bisogno di gente come lei per ricordarci di quel può accadere quando perdiamo la nostra eredità religiosa perché è, alla base, la storia del comunismo che voleva tagliare tutto un popolo dalla sua storia.

Sono molto preoccupato dal fatto che il progetto europeo sia dominato (dirottato sarebbe un’espressione forte) da questa nuova generazione che è liberale economicamente, e libertina negli affari etici e morali. Vediamo nelle istituzioni europee un forte lobby cercando di mettere sotto pressione i paesi che non vogliono andare così lontano di dove i gruppi d’interesse vorrebbero. Li mettono sotto pressione e li presentarono quel che vengono chiamati i ‘valori europei’, cioè l’uguaglianza per tutti, la tolleranza di ogni forma di stile di vita, ed il diritto di soddisfare i desideri di ogni individuo. Questo è combattuto in battaglie ferocie nelle istituzioni europee e nella Corte europea dei diritti dell’uomo.

Delle persone occidentali si lamentano costantemente del fatto che la gente in Europa centrale o orientale blocchi questo processo e sia ancora agganciata ai valori cristiani e religiosi che bloccano questo processo di soddisfare tutti i desideri. Abbiamo quindi bisogno di sentire questo contrappeso, affinché noi, nell’occidente, non seguiamo questa tendenza, ma impariamo anche ad apprezzare la ricchezza ed il valore della nostra fede cristiana che è stata capace di resistere di fronte a quest’enorme ondata d’ateismo militante a nome del socialismo del quale la metà orientale dell’Europa è stata testimone. Dobbiamo imparare dalla vostra esperienza per evitare, nell’occidente, di ricadere nella stessa trappola. Quindi, voglio ringraziarla per il suo contributo.

Dottor Baconschi: Non so se avete davvero bisogno di gente come me. Ma dobbiamo tutti ricordarci delle parole di Robert Schuman che diceva che quando le radici cristiane d’Europa sono tagliate, abbiamo l’unica alternativa da scegliere, si fa per dire, tra la tirannia e l’anarchia. E questo è in corso.

Vogliamo semplicemente vedere che il nostro coinvolgimento cristiano, che è esistenziale e non soltanto un fatto della nostra eredità, non sia stimmatizzato in una società democratica europea. Dobbiamo radunare tutte le prove necessarie affinché il governo, le istituzioni europee e tutti i fattori decisi in questo tessuto europeo, rispetteranno, davvero, il nostro diritto di confessare pubblicamente, e di vivere quotidianamente il nostro coinvolgimento cristiano. Credo che la testimonianza della sofferenza delle nazioni che erano una volta prigioniere in questo blocco orientale è estremamente importante per una prova della realtà di tutto questo risveglio marxista. È un risveglio artificiale e indesiderato per gli Europei orientali perché ne abbiamo avuto abbastanza. E non vorrei che i nostri bambini rivivano questo genere d’utopia.

Ecco perché, nell’altro lato di questo mondo globalizzato, è un po’ anacronistico parlare d’Europei occidentali e orientali, perché siamo, dopotutto, una penisola asiatica relativamente piccola. È sempre più evidente che abbiamo l’interesse comune e razionale d’internalizzare questo sentimento d’un destino e passato storico comuni. Abbiamo inventato il dialogo tra le civilizzazioni e siamo la matrice storica della società globale. I nostri valori cristiani hanno fondato ed ispirato i documenti delle Nazioni Unite e tutte le carte dopo la seconda guerra mondiale. Il cristianesimo è stato una fonte d’ispirazione per un’ampia gamma di strumenti legali a fin di mantenere la pace mondiale, non solo come un’ideale, ma anche come un fatto.

Credo che dopo le elezioni imminenti per il nuovo parlamento europeo, e dopo che una nuova commissione europea sarà stabilita, il messaggio, sia dall’Europa orientale sia dall’Europa occidentale, sarà mandato e sentito. Ci saranno delle conclusioni necessarie per l’Europa, che tutte queste ansietà sulla migrazione illegale non sono necessariamente delle espressioni di xenofobia o di razzismo. È una preoccupazione legittima per la sopravvivenza dei nostri stili di vita, dei nostri valori di base e della nostra identità collettiva. Credo che è il momento di liberarci dagli eccessi del “politicamente corretto”, e di evitare simultaneamente il fascismo, il comunismo, l’anarchismo ed il nazionalismo. Abbiamo abbastanza spazio per reinventare le nostre radici ed i nostri valori cristiani per il progetto europeo. Abbiamo pure il dovere collettivo, aldilà della nostra generazione, di ritrovare il senso della storia. 

Alla fine, perché dobbiamo sopravvivere?

Evert Van de Poll


Professore di Studi religiosi e di Missiologia, Facoltà teologica evangelica, Lovanio, Belgio

Dr Teodor Baconschi

Ex ministro rumeno degli affari esteri ed ex ambasciatore della Romania presso il Vaticano, il Sovrano ordine militare di Malta, la Repubblica di San Marino, la Francia, Monaco, Andorra ed il Portogallo

Questo articolo ha 0 commenti

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Back To Top