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Un Viaggio Europeo #13 – Valmiera (Lettonia)

Un viaggio europeo #13 – Valmiera (Lettonia)

I Moravi in Livonia

Andiamo oggi nei paesi baltici, ed in particolare in Lettonia. Ci rechiamo a 100 km a nordest della capitale, Riga, attraverso il parco nazionale del Gauja, prima di arrivare nella cittadina di Valmiera.

Il centro storico è attraversato dal fiume Gauja. I numerosi parchi e le vecchie case di legno danno alla cittadina una bellezza molto speciale. In realtà, Valmiera è candidata per il Premio del Foglio verde 2021 (con altre 20 città) premiando la città più ecologica d’Europa fra quelle avendo una popolazione tra i 20000 ed i 100000 abitanti. I risultati saranno annunciati ad aprile 2019.

Per quanto ci riguarda, cammineremo per quasi 3 km verso il nordest della città. Mentre arriviamo ad una rotonda fuori dalla città, voltiamo a sinistra lungo la strada nazionale e poi a destra duecento metri dopo, verso le rovine di un castello. Il posto è chiamato Valmiermuiza e per essere precisi, non siamo più sul territorio di Valmiera ma su quello della municipalità vicina di Burtnieki.

Le rovine di Valmiermuiza avevano nel passato un nome tedesco: Wollmarshof. E una testimonianza di secoli di controllo della Livonia (oggi l’Estonia e la Lettonia) dalla nobiltà tedesca. Questi nobili erano cattolici prima di adottare la Riforma protestante del sedicesimo secolo.

Il Vangelo non ha trasformato rapidamente i popoli indigeni di Livonia, cioè gli Estoni, i Lettoni ed i Livoniani. Una ragione era che le loro lingue locali non furono mai davvero adottate dai nobili. Anche se ufficialmente convertiti al cattolicesimo, i popoli di Livonia mantennero le loro usanze pagane per vari secoli. 

Un cambiamento iniziò a prodursi nel 18° secolo. Era il secolo della Grande guerra del Nord tra la Svezia e la Russia, un conflitto che causò enormi sofferenze in Lettonia ed in Estonia. Tuttavia, il movimento pietista aveva attirato dei nobili tedeschi in Livonia. Con l’enfasi sulla trasformazione personale attraverso un vita nuova ed un rinnovamento nello spirito, questi insegnamenti pietisti aprirono lentamente gli occhi ed i cuori dei nobili sulle condizioni disastrose nelle quali i popoli indigeni si trovavano.

Uno degli aderenti più famosi al pietismo era il conte Ludwig von Zinzendorf. Da giovane adulto aprì la sua proprietà di Berthelsdorf (vicino a Zittau in Germania) ad un gruppo di profughi moravi fuggendo la persecuzione alle mani dei Cattolici romani nell’odierna Repubblica Ceca. Più tardi, un risveglio iniziò e fu nutrito da una riunione di preghiera in continuo che durò 125 anni! La proprietà di Zinzendorf fu più tardi rinominata Herrnhut (l’orologio di Dio). Questo risveglio diede nascita ad uno dei più grandi movimenti missionari della storia. La piccola comunità mandò dei missionari in terre lontane, quali il Giappone, la Groenlandia, le Caraibi o la Tanzania, fra tante altre.

Avendo sentito quel che stava succedendo ad Herrnhut, la contessa von Hallert, vedova di un generale locale vivendo nel castello, e che era stata toccata dal movimento pietista, invitò il conte von Zinzendorf. La sua intenzione era di chiederli d’inviare degli insegnanti per iniziare un seminario in Livonia. Zinzendorf accettò l’invito e lasciò Herrnhut il 27 luglio 1736. Viaggiò da Magdeburgo, Berlino, Königsberg (oggi Kaliningrad) e Riga, prima di raggiungere il maniero dove soggiornò per nove giorni.

Dopo aver continuato il suo viaggio missionario verso l’Estonia, passò di nuovo da Wollmar nel viaggio di ritorno. Rimase stavolta più a lungo e riportò che i dignitari della Chiesa livoniana (luterana) avevano ricevuto positivamente il suo messaggio e certi “caddero al suo collo, e fecero (…) confessione con un cuore profondamente colpito, e con tante lacrime.” (The life of Count Zinzendorf, A.G. Spangenberg, pg. 252)

Von Zinzendorf realizzò che quello che era davvero necessario in Livonia erano dei missionari che verrebbero e predicherebbero il Vangelo con semplicità agli Estoni ed ai Lettoni.

E quindi, più tardi, i primi missionari arrivarono da Herrnhut. Credevano che toccava a loro d’imparare le lingue indigene e non il contrario. E quindi questi missionari iniziarono ad imparare le lingue lettone ed estone.

Il loro lavoro lanciò un risveglio inedito fra il popolo. Attratti dalla semplicità e dall’apertura di questi missionari tedeschi, migliaia di persone si convertirono a Cristo. Intorno al 1850, quasi 300 case di preghiera erano state costruite in Livonia. Queste attrassero oltre 80000 anime al movimento moravo.

Inoltre, i Moravi costruirono delle scuole, ed offrirono ai popoli locali l’accesso all’educazione. Quelli che avevano trovato una fede viva in Dio abbandonarono l’alcolismo ed ogni altra sorte di depravazione per una vita più disciplinata. Voci di questo risveglio attinsero anche lo zar russo dell’epoca, Nicola 1°, che controllava il territorio.

Siccome l’educazione era ora disponibile per i Lettoni e gli Estoni, le condizioni economiche di queste nazioni migliorarono. Diedero inoltre il via ai movimenti di risvegli nazionali, in preparazione delle rispettive indipendenze del 1918.

Senza l’influenza dei Moravi, ne la Lettonia ne l’Estonia avrebbero celebrato i loro centenari nel 2018. E tutto questo iniziò attraverso quest’incontro tra il conte von Zinzendorf e la contessa von Hallert, proprio qui, a Valmiermuiza.

Alla settimana prossima altrove in Europa.

Cédric Placentino

Responsabile Centro Schuman per l’Europa italiana e francese

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