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Un Viaggio Europeo #78 – Pilisszentlélek (Ungheria)

Un viaggio europeo #78 – Pilisszentlélek (Ungheria)

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  • 1.Un viaggio europeo #78 – Pilisszentlélek (Ungheria)

Tante città e tanti paesini d’Europa si sono sviluppati intorno ai monasteri. Tuttavia, queste comunità cristiane trassero la loro ispirazione da persone che avevano pensato di vivere sole in terre remote. Queste persone sono generalmente chiamate i Padri del Deserto.

Per saperne di più sui Padri del Deserto, visiteremo un paesino ungherese chiamato Pilisszentlélek. Si trova in una bella regione montuosa e forestale, a quaranta chilometri a nord della capitale, Budapest. Siamo anche a dodici chilometri dalla città Esztergom al confine con la Slovacchia, alla riva del Danubio.

Il nome Pilisszentlélek sembra molto complicato. La ragione principale è che la lingua ungherese è, come il finnico, l’estone o il basco, una lingua agglutinante, cioè una lingua in cui le parole sono costruite in base ad altre parole messe insieme. Ad esempio, Pilisszentlélek è composta di pilis, che significa tonsura, e Szentlélek, che significa Spirito Santo. Le parole ‘tonsura’, cioè il taglio di capelli di un monaco, e ‘Spirito Santo’ suggeriscono che visiteremo un monastero qui.[1]

Per trovare il monastero, seguiremo una strada dal paesino nella valle verso una collina a nord. Meno di un chilometro più in là, scopriamo una croce di legno e le rovine di un monastero dietro.

In realtà, questo antico monastero è legato al Padre del Deserto del quale esploreremo la vita oggi, cioè Paolo eremita. Ma prima di vedere quel che lo lega a questo monastero ungherese, parliamo prima della vita di Paolo.

Paolo eremita, chiamato anche Paolo di Tebe, nacque in Egitto intorno al 225, cioè quasi 25 anni prima di Antonio, un altro Padre del Deserto del quale abbiamo parlato nella nostra ultima tappa. Se Antonio è considerato il padre del monachesimo cenobitico, Paolo è il padre del monachesimo anacoreta. La parola ‘anacoreta’ si riferisce ai cristiani che lasciarono le loro case e città per vivere una vita centrata su Dio, soli e in luoghi remoti.

Tutto ciò che sappiamo su Paolo viene da un manoscritto scritto da Girolamo, il Padre della Chiesa, qualche decennio dopo la sua morte, chiamato La Vita di San Paolo il primo eremita. Nel 250, mentre la persecuzione imperversava contro i cristiani, il cognato di Paolo cercò di tradirlo. Avendo scoperto i suoi piani, Paolo fuggì verso il deserto tebano e trovò rifugio in una grotta vicino ad una fonte e un palmo. La grotta, la fonte e il palmo gli offrivano tutto ciò che aveva bisogno: cibo, acqua, vestiti (foglie di palma) e alloggio. All’inizio, Paolo avrà forse pensato che questo luogo sarebbe stato soltanto un rifugio temporaneo, ma con il tempo, diventò la sua residenza permanente fino alla sua morte nove decenni più tardi.

La vita di Paolo sarebbe stata dimenticata nella storia se Dio non avesse deciso altrimenti.

Nel 343, quando Antonio era già famoso nell’impero romano, Dio gli rivelò in sogno l’esistenza di Paolo e il luogo della sua grotta. Antonio venne quindi a visitare Paolo per una giornata, dopodiché tornò nel suo monastero. Più tardi, quando tornò a visitarlo, trovo soltanto la sua spoglia. Antonio lo seppellì e prese con se la sua tunica di foglie di palma che indossò poi in occasioni speciali quali Pasqua o Pentecoste.

Qual è quindi il legame tra l’antico monastero di Pilisszentlélek e Paolo eremita?

Grazie ai testi di Girolamo, Paolo eremita diventò una fonte d’ispirazione per tanti europei medievali. Ad esempio, nel duecento, vari ungheresi si sistemarono nelle foreste di questa regione. Presto, le loro vite di eremiti iniziarono ad influenzare un prete di Esztergom chiamato Eusebio, il quale dopo aver ottenuto il permesso di lasciare il sacerdozio, diventò anche lui eremita nel 1246.

Quattro anni dopo, Eusebio ricevette una visione da Dio nella quale fu gli ordinava di radunare tutti gli eremiti della regione per fondare una comunità monastica. In obbedienza alla visione, Eusebio fondò il monastero di Pilisszentlélek. Un decennio dopo, la comunità ricevette la validazione temporanea dal papa Urbano IV, e mezzo secolo più tardi, un legato del papa Clemente V arrivò da Roma per conferire al monastero la validazione completa.

Presto, il monastero diede nascita ad altre comunità in Ungheria e il nuovo gruppo di monasteri fu quindi chiamato Ordine di San Paolo primo eremita. L’ordine continuò a diffondersi fuori dai confini ungheresi, verso tutta l’Europa, e raggiunse un massimo di 170 monasteri. Purtroppo, la secolarizzazione crescente della cultura europea negli ultimi secoli ebbe anche un effetto sull’ordine. Tuttavia, quasi settanta monasteri paolini esistono ancora nel mondo intero.

Anche se l’ordine è tuttora attivo, il monastero di Pilisszentlélek è ormai in rovina. Questo è la triste conseguenza di 150 anni di occupazione turca musulmana dell’Ungheria, nel corso della quale tanti siti di adorazione cristiana furono distrutti. Quest’era traumatica della storia ungherese continua ad avere un influenza sulla nazione oggigiorno.

Anche se la visione di Paolo fu soltanto di vivere con Dio, quest’ultimo usò la sua storia come fonte d’ispirazione per la fondazione di tanti monasteri che hanno avuto un’influenza profonda sulle nostre società europee.

Alla settimana prossima altrove in Europa.

Cédric Placentino

Responsabile Centro Schuman per l’Europa italiana e francese

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Foto: Wikipedia – Utente: Pas-6 – Licenza: https://creativecommons.org/licenses/by-sa/3.0/legalcode


[1]Ringrazio il mio amico ungherese Peter Danku per avermi spiegato il significato di Pilisszentlélek.

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