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Ripensare L’Europa

Ripensare l’Europa

Non è raro sentire delle affermazioni generali sull’Europa essendo ‘un continente oscuro’, o persino ‘la bestia dell’Apocalisse’. Troppo spesso, rivelano una mancanza di conoscenza dell’Europa. In questo articolo, Darrell Jackson spiega che dobbiamo studiare meticolosamente l’Europa se vogliamo presentare adeguatamente il Vangelo.

Da Vista Magazine (edizione 34)

Tanto tempo dopo che il Regno Unito abbia raggiunto l’Unione europea (Capodanno 1973), non era raro sentire i Britannici dirmi che andavano ‘in Europa per le vacanze’. Per essere onesto, quando visitavo i paesi scandinavi, sentivo la gente usare un linguaggio simile. Ero completamente stupito tuttavia, quando degli amici dall’Italia, dalla Spagna o dalla Grecia, mi dicevano ugualmente che andavano ‘a visitare l’Europa’. Questo era ambiguo! Dove pensavano che si trovasse l’Europa ?

Altri contributori di questa edizione di Vista hanno notato delle confusioni simili sulla natura della missione in Europa. Certi vedono questo come qualcosa fatto dagli europei in altri luoghi, non dentro l’Europa. I cristiani africani, d’altra parte, incoraggiano i loro fratelli e sorelle europei a pensare all’Europa precisamente come una terra di missione. Sono sconvolti di fronte alla discesa dell’Europa nella secolarità e non hanno paura di descrivere l’Europa come un continente postcristiano. Altri potrebbero considerare l’Europa come un continente ‘oscuro’.

Ma se è il caso, l’Europa sarà uniformemente oscura? Cosa succede ai suoi margini? La luce brillerà (apparentemente) di più in Asia o in Africa, sversandosi nelle parti dell’Europa che confinano questi continenti? In particolare, quale Europa è oscurata? La metafora di ‘gente camminando nelle tenebre’ è certamente biblica, ma il suo uso ha bisogno di più attenzione rispetto a quello che è spesso mostrato in certi esempi trovati sui siti web delle agenzie missionarie e nella loro letteratura.

Mentre certi dei nostri contributori europei condividono la prospettiva della diaspora, tanti di loro esprimono dei punti di vista incoraggianti. Riconoscono la sfida dell’umanesimo secolare al Vangelo ma puntano ai segni di Dio al lavoro, incoraggiano i cristiani a superare il divario culturale tra la chiesa e la società europea, pubblicano un appello di fare dei discepoli nelle generazioni giovani, e, come lo suggerisce Alex Vlasin, di trovare urgentemente dei nuovi modi di ‘esprimere il vangelo’.

Degli autori evangelici, scrivendo sull’Europa, hanno usato una varietà più ampia di immagini bibliche nell’ultimo decennio o circa. David Smith suggerisce che gli europei sono come i discepoli sulla via di Emmaus, che hanno dimenticato la storia cristiana.[1] Jeff Fountain ha descritto l’Europa come un continente ‘prodigo’. Altri, compreso Duncan Maclaren, suggeriscono che la fede in Europa contemporanea non è plausibile.[2] La missione della chiesa in Europa è di rendere la fede credibile attraverso delle comunità vitali di cristiani che vivono e dimostrano la plausibilità delle convinzioni che professano. La perdita della cattedrale di Notre-Dame a Parigi fu descritta da Mark Thiessen, nel Washington Post, come un promemoria della necessità di ricostruire la chiesa europea usando delle ‘pietre vive’ (1 Pietro 2:4-5).[3]

Ampliare le immagini aiuterà, cosiccome espandere le nostre visioni di ciò che costituisce l’Europa. Se decidere quali paesi fanno parte dell’Europa, e quali no, è un’attività molto delicata, sarà forse utile parlare dell’Europa in plurale, per accettare che si sono forse varie versioni diverse d’Europa. Questo potrebbe quindi spiegare perché ci sono certe versioni d’Europa che amiamo e certe che non amiamo.

La diversità propria rispecchiata nei quarantasette stati membri del Consiglio europeo può disorientare, ma è vista spesso nelle ampie divergenze delle storie politiche, delle lingue, dell’eredità religiosa, dell’identità culturale, del clima, della prossimità, delle variazioni regionali, delle visioni politiche, dell’economia, della geografia, dell’industria e così via. Raggruppare tutti i 47 stati nella stessa categoria di ‘continente oscuro’ sembra sia maldestro o pigro o possibilmente entrambi.

Ovviamente, ci sono dei fatti pressoché indiscutibili che le agenzie missionarie e chiese europee devono fronteggiare, e per essere onesto, tante di quelle sono dolorosamente coscienti di questi. Il rapporto Pew Research 2017[4](Fede religiosa e appartenenza nazionale in Europa centrale e orientale) evidenziava che ‘gli europei centrali e orientali dimostrano dei livelli relativamente bassi di osservanza religiosa’ anche se riferiva che ‘la religione si è riaffermata come una parte importante dell’identità individuale e nazionale’, et ‘delle maggioranze solidi di adulti in gran parte della regione dicono che credono in Dio’. Forse sarà meglio dire che gli europei centrali e orientali non sono atei, ma invece che non sono troppo preoccupati con ciò che Dio si aspetta di loro. Questo è lo sfondo, ad esempio, dei commenti in questa edizione di Alex Vlasin, che le chiese di queste regioni si ritengono spesso come insignificanti, con poche risorse, e quindi destinati a lavorare in partenariati est-ovest.

In Europa occidentale, la rapporto Pew Research (essere cristiano in Europa occidentale)[5]descrive i cristiani europei come maggiormente non praticanti invece di non credenti; ‘la maggioranza degli adulti intervistati si ritengono tuttora cristiani, anche se vanno raramente in chiesa. … i cristiani non praticanti […] compongono la maggior parte della popolazione attraverso la regione. In ogni paese, tranne l’Italia, sono più numerosi dei cristiani che vanno in chiesa.’

In tutta l’Europa, la grande maggioranza della gente che si identifica come ‘cristiana’ è semplicemente senza chiesa. Tanti di loro furono battezzati da neonati. Ma hanno purtroppo dimenticato la storia cristiana; si sono allontanati dalle chiese dalle quali sono stati delusi, ignorati o traditi; non ritengono più la fede cristiana plausibile; ritengono l’adorazione dominicale noiosa, irrilevante o indifferente.

Questi fatti soli faranno dell’Europa un ‘continente oscuro’ senza distinzione o differenza? I passaggi biblici parlando della gente ‘camminando nelle tenebre’ parlano anche della luce che splende su di loro. Dovunque pensiamo che l’Europa inizia o finisce, anche se può essere intenebrata, la luce di Cristo splende sempre lì. Gli europei senza chiesa potranno inciampare nelle tenebre ma la luce di Cristo non si è spenta.

È possibile che gli sforzi missionari che sono soltanto diretti verso il ravvivamento della luce di Cristo attraverso più impianti di nuove chiese, fraintendono la natura della sfida missionaria in Europa. Potremmo forse non amare certi modi in cui gli europei hanno scelto di lavorare insieme (ad esempio l’Unione europea?), e potremmo pensare che questi modi possono essere localizzati su una scala tra strano e tirannico, ma quando il popolo di Dio si è ritrovato in situazioni simili, leggiamo che avevano imparato ‘a cantare le lodi del Signore’ in terre straniere, e anche se era doloroso, perseverarono. La chiesa primitiva ha anche imparato a vivere da pellegrini nel mondo nel quale avevano vissuto in precedenza da pagani pienamente coinvolti e da soggetti leali.

Forse una comprensione più profonda dell’Europa aiuterà i missionari ad evitare di fare un errore frequente, cioè quello di presupporre che capiscono l’Europa senza davvero studiarla e senza scoprirne di più. Ogni contributore di questa edizione di Vista mostra il duro lavoro di pensare meticolosamente all’Europa. Evidenziano collettivamente il bisogno di nuove visioni dell’Europa, di ripensare all’Europa che credevamo conoscere. Potrà essere intenebrata in certi luoghi ma considerarla intenebrata dappertutto è poco credibile e dimostra una mancanza di visione e di comprensione.

I missionari cristiani europei e arrivando in Europa sono chiamati a coinvolgere il vangelo con un Europa più adeguatamente pensata; un Europa che, in modo magnifico magnificamente sebbene a volte frustrante, è diversificata. Gli europei potranno credere che sono cristiani, ma la sfida missionaria centrale è di essere il corpo di Cristo in tal modo che la fede cristiana sia vista come plausibile, memorabile e trasformativa! Credere che è possibile richiede da noi di ripensare l’Europa!

Darrell Jackson

Professore associato in missiologia, Morling College, Sydney.


[1]Mission After Christendom, David Smith, 2003 (Missione dopo la cristianità)

[2]Mission Implausible, Duncan MacLaren, 2004 (Missione ‘implausibile’)

[3]Washington Post, 24 aprile 2019

[4]Religious Belief and
National Belonging in
Central and Eastern
Europe, 2017, p.5-6

[5]Being Christian in Western Europe (2018, p.7)

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