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Bere delle stelle

Nel mese di luglio, il Centro Schuman ha ripubblicato Il progetto di libro da salotto di Jeff Fountain che cerca di promuovere la consapevolezza della centralità dell’influenza di questo libro nel nostro modo occidentale di vita e di pensiero. Quest’ultimo articolo dimostra l’influenza della Bibbia sulla produzione del vino e della birra.

LA BIBBIA, IL VINO E LA BIRRA

“Venite subito!” gridò Dom Pérignon ad i suoi amici monaci benedettini, “sto bevendo delle stelle !” Il cantiniere di Hautvillers, nella regione Champagne in Francia, aveva appena assaggiato il risultato della sua sperimentazione di doppia fermentazione culminata con la scoperta dello champagne. L’euforia di ‘bere delle stelle’ che lui ed i suoi fratelli provarono quel giorno è condivisa mondialmente da chi ha qualcosa da celebrare: dagli sposi novelli ai campioni di Formula Uno. Oggi, il nome ‘Dom Pérignon’ è legato allo champagne millesimato commerciale.

Il fatto che il monaco Pérignon (1637-1715) sperimentava delle procedure viticole non dovrebbe essere sorprendente. Dal Medioevo, la produzione di vino e di birra era strettamente legata alla storia della Bibbia, ai monaci ed alle comunità monastiche.

I vini e le birre esistono sin dai tempi più antichi della civilizzazione, ben prima che il Cristianesimo sia apparso. Anche se la Bibbia avverte contro l’ubriachezza, il tema del vino e dei vigneti appare tante volte sia nel Vecchio sia nel Nuovo Testamento. Il vino era un dono di Dio per allietare il cuore degli uomini. Gesù trasformò l’acqua in vino durante un matrimonio e fu lui stesso accusato di essere un ubriacone. Egli raccontò varie parabole che parlavano di vigneti e descrisse se stesso come la vera vite, i suoi discepoli come rami.

Il vino era una parte essenziale dei riti d’adorazione. Quando Gesù trasformò la Festa della Pasqua ebraica al rito cristiano dell’Eucaristia, o della Santa Cena, egli diede alle future generazioni di suoi discepoli una ragione per piantare dei vigneti dovunque avessero portato il vangelo. Il vino era un elemento essenziale nel sacramento della comunione, come scriveva Paolo (1 Corinzi 11:25): “Questo calice è il nuovo patto nel mio sangue; fate questo, ogni volta che ne berrete, in memoria di me.”

I Padri della Chiesa primitiva consideravano il vino come una conferma della bontà della creazione di Dio, al contrario del gnosticismo dell’epoca. Martino di Tours (316-397) istaurò lo sviluppo del vino in Francia occidentale, diventando più tardi il santo padrone dei produttori di vino. Benedetto da Norcia (circa 480-547) prescrisse un ritmo di preghiera e di lavoro, ora et labora – più un herminia quotidiana di vino (circa 275 ml). I monasteri benedettini portarono un nuovo ordine ed una disciplina spirituale nel caos in seguito al crollo della Pax Romana. Dovunque i monaci benedettini s’istallarono, essi introdussero il vino: in Borgogna, in Baviera, in Franconia, nella valle del Reno, in Turingia, in Prussia ed in Svizzera.

All’inizio del secondo millennio, il movimento di riforma cistercense rinvigorì l’importanza benedettina per il lavoro dell’agricoltura e stabilì tanti vini famosi oggigiorno, quali il Côte d’Or, il Nuits-Saint-Georges, il Clos de Vougeot ed il Riesling. Una filiale dei Cistercensi, originaria dell’Abbazia di La Trappe in Normandia, diventò famosa per le sue birre. Oggi, dodici monasteri in Europa e negli Stati Uniti producono ancora una birra trappista.

In Europa settentrionale, dove l’uva non poteva essere facilmente coltivata, la birra era la bevanda di base. L’acqua potabile non era facilmente disponibile fino ai tempi più recenti. Delle malattie trasportate dall’acqua, quali il colera, erano diffuse. Il vino e la birra erano delle bevande più sicure perché l’alcool ed il processo di fermentazione aiutavano ad uccidere i microrganismi pericolosi. Prima della Riforma, le comunità monastiche fornivano le birrerie delle città. Verso 1500, ad esempio, Utrecht (Olanda) aveva ventotto monasteri e ventiquattro birrerie all’interno delle sue mura.

I Riformatori, quali Lutero, Calvino, Zwingli, e più tardi i Puritani e Wesley, credevano tutti che il vino era un dono di Dio. Katharina, la moglie di Lutero, era un ex suora cistercense che produceva la sua birra, mentre suo marito era pagato in bottiglie di vino per le sue predicazioni. Ciò nonostante, la Riforma nei paesi dell’Europa settentrionale, e più tardi l’illuminismo francese e le conquiste napoleoniche, chiusero, persino distrussero tanti monasteri, causando la privatizzazione di tanti vigneti e tante birrerie monastiche.

Dei Puritani inglesi, dei Pietisti tedeschi e degli Ugonotti francesi, tutti Protestanti emigrando verso le colonie americane, fallirono nel loro tentativo di piantare i vigneti lì. Il vino importato diventò inaccessibile per la gente comune che beveva il rum ed il whisky. Col tempo, l’ubriachezza spinse il movimento di moderazione a focalizzarsi sull’abuso degli alcolici, non del vino e della birra, ma questo diventò un movimento proibizionista contro tutti gli alcolici, largamente sostenuto dagli Evangelici in America e in Gran Bretagna.

In Irlanda, l’ubriachezza sparsa a causa del gin e del whisky disturbò ugualmente Arthur Guinness, che era influenzato dal ministero di John Wesley e che fondò la prima Scuola della Domenica in questa nazione. Egli credeva che Dio gli aveva detto in preghiera di ‘fare una bevanda che sarà buona per tutti gli uomini’. Il risultato era la birra bruna scura Guinness con così tanto ferro che la gente si sentiva velocemente soddisfatta e quindi beveva di meno.

Qualunque sia la nostra posizione sul proibizionismo, non possiamo rinnegare l’influenza della Bibbia e dei movimenti che sparsero il Cristianesimo in Europa sullo sviluppo di qualcosa apparentemente secolare come il vino e la birra.

Jeff Fountain

Direttore Centro Schuman

Per altri articoli di Jeff, visitate www.weeklyword.eu/it

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