skip to Main Content
Cos’è Mai Successo? (2a Parte)

Cos’è mai successo? (2a parte)

Tratto dal libro di Jeff Fountain Deeply Rooted (prima parte qui). Il libro sarà pubblicato prossimamente in italiano.

L’eurosclerosi raggiunse il suo culmine nella metà degli anni 1980. L’allargamento era immobilizzato. Una carenza democratica, dei problemi economici ed i veti britannici sui progetti dell’Unione europea produssero un apatia ed un pessimismo generalizzati.

Un cambiamento sostanziale e benvenuto successe tuttavia nel 1985 con l’arrivo di Jacques Delors a Bruxelles da presidente della Commissione europea. L’International Herald Tribune attribuì a Delors il salvataggio della Comunità europea dalla stagnazione:

‘È arrivato quando l’euroscetticismo era al suo peggio. Anche se era un ex ministro francese delle Finanze poco conosciuto, diede vita e speranza nella Comunità europea e nella Commissione scoraggiata di Bruxelles. Nel suo primo mandato, dal 1985 al 1988, radunò l’Europa alla chiamata del mercato unico, e quando fu nominato per un secondo mandato, iniziò ad esortare gli europei per gli obiettivi molto più ambiziosi dell’unione economica, monetaria e politica.’

Poco dopo il suo arrivo, gli Accordi di Schengen aprirono le frontiere senza controlli di passaporti tra vari stati membri e non membri. L’anno successivo, la Spagna e il Portogallo diventarono membri, raddoppiando quindi la dimensione iniziale e aggiungendo ulteriore impulso al progetto europeo.

Delors ha presieduto la Commissione europea per tre mandati, dal 1985 al 1995, il presidente più longevo di tutti. Le sue commissioni sono viste da tanti come le più fruttuose della storia dell’Unione europea. Introdusse il voto a maggioranza qualificata per rompere la morsa del veto con il quale qualsiasi stato membro poteva ostacolare ogni progresso. La sua prima commissione iniettò un nuovo impulso nel processo d’integrazione europeo, e posò ulteriori fondazioni per l’Euro.

Delors personificava il progetto europeo, ed infuse una fede e una fiducia generalizzate per la sua direzione futura.

Mitterrand era ancora presidente francese e Delors, il suo ex ministro dell’economia, presidente della Commissione europea, quando la Cortina di ferro cadde nel Novembre 1989, rimodellando totalmente il panorama politico sia dell’Europa sia del mondo.

Malgrado la resistenza di certi politici francesi preoccupati (che dicevano che amavano così tanto la Germania che preferivano averne due), le due Germania si riunificarono, aprendo la via ad un ulteriore espansione dell’Unione europea.

Con una quantità di ex nazioni satelliti comuniste in cerca della sicurezza, del benessere e dei valori della Comunità europea, i Criteri di Copenaghen furono convenuti per diventare membro, e le negoziazioni iniziarono. Ogni candidato doveva aver raggiunto ‘la stabilità delle istituzioni assicurando la democrazia, lo stato di diritto, il rispetto e la protezione delle minoranze, l’esistenza di un economia di mercato effettivo, cosiccome la capacità di far fronte alla pressione competitiva e alle forze di mercato dentro all’Unione’.

Delors e i suoi commissari prepararono la via per il Trattato di Maastricht, dopodiché la comunità diventò formalmente conosciuta come l’Unione europea, il 1° novembre 1993.

Due anni più tardi, l’Austria, la Svezia e la Finlandia raggiunsero il club di Bruxelles, spingendo il numero di membri a quindici.

Sebbene un socialista, Jacques Delors contestò la lunga tradizione secolare praticando apertamente la sua fede cattolica, come lo fece Schuman. Cercò di radunare i cittadini europei, ed in particolare i dirigenti religiosi d’Europa, per la ricerca ‘dell’anima dell’Europa’, argomentando che se Bruxelles non potesse sviluppare una dimensione spirituale nell’Unione europea, fallirebbe. Riprendendo l’avvertimento anteriore di Schuman, sottolineò che l’Unione europea non riuscirebbe soltanto in base a sistemi legali e all’economia.

Le sue ultime parole ufficiali da presidente della Commissione europea furono: ‘se nel corso dei prossimi dieci anni non riusciremo a dare un anima all’Europa, cioè a darle spiritualità e senso, i giochi saranno fatti’.

Il successo delle commissioni Delors fu contrastato dalla Commissione Santer che seguì nel 1995 per poi essere forzata a dare le dimissioni per accuse di corruzione.

La commissione successiva, diretta da Romano Prodi, fallì ugualmente a raggiungere gli standard di Delors, malgrado aver supervisionato un altro traguardo storico nel 2002, quando i biglietti e le monetine dell’Euro furono introdotte in dodici degli stati membri. L’Eurozona, estesa a sedici stati membri nel 2009, era l’iniziativa europea più importante sin dal Trattato di Roma.

La Commissione Prodi ha pure presieduto il più grande allargamento di sempre dell’Unione nel 2004, quando Cipro, la Repubblica Ceca, l’Estonia, l’Ungheria, la Lettonia, la Lituania, Malta, la Polonia, la Slovacchia e la Slovenia diventarono membri. La Romania e la Bulgaria furono ammesse nel 2007, quasi raddoppiando gli stati membri in appena tre anni. Queste addizioni furono ampiamente criticate perché si correva il rischio di una seria diluzione degli ideali europei e di svilupparsi troppo velocemente. Le paure, che il progetto fallirebbe sotto il peso del suo successo, furono espresse.

Era chiaro che le vecchie regole, create dalle sei nazioni iniziali, avevano bisogno di revisione drastica. I vertici di Maastricht (1992), di Amsterdam (1997) e di Nizza (2000) avevano tutti fallito a semplificare sufficientemente le procedure e le strutture per poter far fronte al numero ben più ampio di stati membri. Per affrontare questo bisogno, il Trattato che istituisce una Costituzione per l’Europa fu firmato a Roma nel 2004, poi soggetto a ratificazione da tutti gli stati membri.

Il divario tra Bruxelles ed i governi nazioni da una parte ed il pubblico generale da un’altra diventò molto evidente quando, prima i francesi, poi gli olandesi, rigettarono le proposte polemiche in un referendum.

La costituzione, nella quale la menzione di Dio e dell’eredità giudeocristiana dell’Europa erano cospicuamente assente, fu accantonata. Finalmente, il 1° dicembre 2009, pochi mesi prima del 60° anniversario della Dichiarazione Schuman, il Trattato di Lisbona fu firmato, recuperando i resti delle proposte di riforme e creando un Presidente permanente del Consiglio Europeo.

Se Schuman potesse vedere l’Unione europea oggi, come si sentirebbe? Sarebbe lieto per tante cose, forse innanzitutto per i sessant’anni senza le guerre che aveva sperimentato in prima mano. Il livello della cooperazione economica e politica, con consulenze su ogni tipo di soggetti costantemente svolti in tante lingue nelle infrastrutture specialmente costruite a Bruxelles e a Strasburgo, sarebbe certamente sopraffacente per lui.

Ma la sua preoccupazione principale sarebbe senza dubbio per la dimensione spirituale mancante, per il cui ricovero Jacques Delors si era battuto in vano, la ricerca per l’anima dell’Europa.

Le discussioni sull’anima dell’Europa erano un eco diretto della supplica personale di Schuman nell’anno della sua morte. L’identità emergente di una nuova Europa, egli scrisse, ‘non può e non deve rimanere un impresa economica e tecnica; ha bisogno di un’anima, la coscienza delle sue affinità storiche e delle sue responsabilità nel presente e nel futuro, ed una volontà politica al servizio dello stesso ideale umano.’

Anche se i ‘valori cristiani di base’ hanno effettivamente plasmato tante istituzioni europee, la predominanza di valori materialistici nell’Europa odierna e la ricerca della gratificazione immediata, del piacere sensuale e degli inseguimenti triviali gli causerebbero delle preoccupazioni profonde per il futuro dell’Europa. La falsa etica di avidità nel settore finanziario, e la ‘cultura della morte’ espressa nei suicidi dei giovani, negli infanticidi prenatali (aborti), i suicidi assistiti (eutanasia), i bassi tassi di natalità, i tassi di omicidi in crescita, sarebbero dei segnali di profonda povertà spirituale.

Dopo aver espresso che ‘il Movimento europeo sarebbe fruttuoso soltanto se le generazioni future riuscirebbero a strapparsi dalla tentazione del materialismo che corrompe la società tagliandola dalle sue radici spirituali’, cosa concluderebbe oggi?

(Terza parte qui)

Jeff Fountain

Direttore Centro Schuman


Questo articolo ha 0 commenti

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Back To Top
WP2Social Auto Publish Powered By : XYZScripts.com