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Un viaggio europeo #10 – Molochansk (Ucraina)

Dopo l’Inghilterra la settimana scorsa, viaggiamo oggi in una piccola cittadina d’Ucraina chiamata Molochansk. Localizzata a circa 600 km a sudest dalla capitale Kiev, e a meno di 100 km dal mar d’Azov, la città si trova lungo il fiume Molochna. Siamo in una regione particolarmente pianeggiante, conosciuta per le steppe che si prolungano fino alla Manciuria.

Una passeggiata nella città ci permette di scoprire il palazzo Schröder o la scuola tedesca. E se guardiamo nella storia della città, scopriamo che aveva una volta un nome tedesco, Halbstadt.

Questi indicatori rivelano che questo posto era popolato di tedeschi nel passato. Ma chi erano e perché erano qui?

In quest’episodio, scopriremo la storia affascinante di questo luogo. Halbstadt era legata alla Riforma radicale o anabattista. Questa riforma fu iniziata quasi allo stesso tempo della Riforma più famosa, quella di Lutero.

Anche se non si sa esattamente dove iniziò il movimento, la Svizzera ed i Paesi Bassi erano fra le prime nazioni. Una delle particolarità del movimento era la comprensione del battesimo come una semplice testimonianza della vera conversione delle persona. Per questa ragione, rifiutavano di battezzare i bambini, un fatto molto radicale all’epoca. Divergenze teologiche come queste li fecero patire la persecuzione alle mani dei Cattolici e dei Protestanti.

I primi martiri anabattisti furono uccisi in Svizzera e nei Paesi Bassi (Belgio e Olanda odierne) negli anni 1520. Ma questo ebbe l’effetto d’attrarre più persone al movimento. Una di queste persone era l’ex cappellano cattolico, Menno Simons, che diventò un capofila anabattista di primo piano.

Tuttavia, il nome Anabattista iniziò ad avere una connotazione negativa a causa di gruppi che, pur rivendicando la loro appartenenza al movimento, commettevano delle atrocità. Nell’ambito di differenziarsi da tali gruppi, gli Anabattisti olandesi si identificarono più tardi come mennoniti.

Gli anabattisti o mennoniti iniziarono a vivere insieme in piccole comunità per vivere in modo pratico gli insegnamenti di Gesù, cioè amare Dio ed il prossimo.

Mentre la persecuzione s’intensificava nei Paesi Bassi cattolici, tanti fuggirono in Prussia (oggi il Nord della Germania e della Polonia). Lì piantarono delle nuove comunità che contribuiranno poi grandemente alla prosperità del paese.

La loro dottrina di non violenza diventò un problema nella Prussia del Settecento. In un periodo di grandi minacce internazionali, il re aveva bisogno di un esercito forte. Sapendo che non avrebbe potuto contare sulla partecipazione dei mennoniti, il re iniziò a trattarli duramente. Questo costrinse i mennoniti a cercare una nuova terra di rifugio.

Mentre tanti fuggirono in America, una porta si aprì per loro anche in Russia. L’Imperatrice Caterina II invitò i mennoniti a stabilirsi nelle terre dove siamo oggi (all’epoca sotto controllo russo).

Quindi all’inizio dell’Ottocento, i primi mennoniti di Prussia arrivarono nella regione. Presto altri mennoniti dalla Transilvania e dall’Ungheria li raggiunsero. Nel 1860 avevano fondato sessanta paesini e borgate, Halbstadt essendo uno dei primi.

Una delle persone più conosciute era un uomo chiamato Johann Cornies. All’inizio i colonizzatori patirono la precarietà a causa di povere mietiture in queste terre difficili. Ciò spinse Cornies a fondare la Società per la promozione effettiva della riforestazione, dell’orticoltura, dell’industria della seta e della cultura del vigna, o semplicemente L’Associazione agricola. Cornies introdusse alberi fruttiferi e grano adatti al clima. Migliorò inoltre le tecniche d’agricoltura e la cura del bestiame. I metodi dell’Associazione agricola migliorarono grandemente il livello di vita della gente ed attrassero pure i principi ereditari russi a visitare le loro proprietà.

Oggi i mennoniti sono pochi nella regione. Cos’è capitato? Per capire ciò che successe, dobbiamo guardare tre fasi storiche.

La prima accadde negli anni 1870. Ancora una volta, la loro dottrina di non violenza diventò un problema quando il servizio militare diventò universalmente obbligatorio nell’Impero russo. Tanti fuggirono quindi verso il Nord ed il Sud America.

Poi, negli anni 1920 (dopo la rivoluzione bolscevica), le autorità sovietiche iniziarono il loro programma di collettivizzazione dell’agricoltura. Gli agricoltori patirono gravi difficoltà mentre le loro fattorie furono confiscate dalle autorità. E questo generò tanti morti ed un altro esodo di massa verso l’America. 

Finalmente, durante la Seconda Guerra mondiale, la Germania nazista invase il paese. Tanti furono mandati in Germania. Qualche anno dopo, i sovietici tornarono. Siccome i mennoniti erano sospetti di aver collaborato con i nazisti, furono inviati in campi d’internamento nel Kazakistan ed in Siberia.

Tutti questi eventi sembrano aver quasi riuscito ad eliminare i mennoniti dal paese. Comunque anche se la morte sembra aver avuto la meglio su di loro, sappiamo che nel regno di Dio, questa è sempre seguita dalla risurrezione.

Esiste oggi un piccolo residuo di mennoniti in Ucraina. Nel 2004, le autorità ucraine hanno celebrato il 200° anniversario della fondazione delle colonie mennonite in segno di riconoscimento per i loro contributo allo sviluppo del paese.

Sarà forse uno dei primi segni di una risurrezione?

Alla settimana prossima altrove in Europa.

Cédric Placentino

Responsabile Centro Schuman per l’Europa italiana e francese

Segui un viaggio europeo qui.

Mappa: https://d-maps.com/index.php?lang=it

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