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Secolarismo Ed Islam In Europa

Secolarismo ed Islam in Europa

Un articolo di Jo Appleton per il periodico Vista

Nello stesso anno in cui Charles Taylor pubblicava Un età secolare (2007), pure Philip Jenkins scriveva sull’interfaccia tra la religione e la società secolare nel suo libro God’s Continent: Christianity, Islam, and Europe’s Religious Crisis (Il continente di Dio: Cristianesimo, Islam e la crisi religiosa d’Europa).

Jenkins esplorava la relazione tra l’Europa secolare, la fede cristiana storica e l’Islam, e poneva la domanda sulla forma d’Islam che potrebbe svilupparsi col tempo in Europa. I musulmani europei rinforzeranno la loro identità o si distingueranno come una comunità islamica stridente e distinta in Europa? Oppure dovrebbe l’Islam seguire verosimilmente il cammino del Cristianesimo e (secondo lui) diventerebbe una “fede profondamente secolarizzata che ha poca ortodossia, non predica alcuno moralismo e che è in conflitto con i presupposti secolari e che non cerca ad imporre i suoi punti di vista nel ‘mondo reale’”?

Mentre Jenkins boccia l’idea dell’islam diventando ‘profondamente secolarizzato’, affermando che “gli osservatori occidentali sono troppo ottimisti se credono che l’alternativa al fanatismo wahhabita è un islam liberale pallido, paragonabile alle chiese americane di corrente principale”, egli ipotizzava che “le pressioni a lungo termine creeranno probabilmente una forma sempre più adattabile della fede che potrà fronteggiare i cambiamenti sociali senza compromettere le sue credenze di base”.

Dodici anni dopo, la popolazione dei musulmani d’Europa continua a crescere – da una stima del 3,8% nel 2010 al 4,9% nel 2016. Un rapporto recente del centro Pew sulla popolazione musulmana d’Europa espone tre scenari di migrazione che potrebbero influenzare il numero potenziale di musulmani (vedere il diagramma sotto). Se non ci sarà ulteriore migrazione, e se la crescita si produrrà soltanto attraverso un aumento naturale, è probabile che nel 2050, 7,4% della popolazione d’Europa s’identificherà come musulmana. Siccome è molto probabile che più immigrazione occorrerà, la proporzione reale di popolazione è stimata ad essere complessivamente tra l’11% ed il 14%

Perché questo è significativo quando si parla di cultura secolare? Il rapporto Pew prevede inoltre quali sono i paesi che dovrebbero vedere una crescita più grande della loro popolazione musulmana: la Francia, il Regno Unito, la Svezia, la Germania ed i Paesi Bassi, precisamente questi paesi che troviamo in cima al nostro Indice di Secolarità del 2010 (vedere Vista Issue 3, October 2010 – in inglese). Se i paesi più secolari sono quelli con la più grande percentuale di popolazione musulmana, porterà questo ad una crescita di conflitti tra gli immigranti musulmani ed i paesi ospiti?

Il pensiero secolare presuppone la separazione della religione e dello stato. Se l’attività dello stato è pubblica – ad esempio, si intende per ‘settore pubblico’ nel Regno Unito le organizzazioni governative – allora la fede religiosa diventa piuttosto un affare privato. Una parte del conflitto in corso tra la società secolare e l’islam è la divergenza filosofica su dove l’attività religiosa deve prodursi nello spettro privato-pubblico.

Per tanti cristiani nell’Europa secolare, che si sono adatti al divario secolare-sacro, la fede è ampiamente diventata un affare privato nonostante gli appelli affinché diventi più visibile nello ‘spazio pubblico’. La devozione all’islam, però, richiede una manifestazione più pubblica – ad esempio certi sceglieranno d’indossare l’hijab, esigendo degli spazi di preghiera nei luoghi di lavoro, o mangiando soltanto del cibo halal, che mal si concilia con le società dove le manifestazioni pubbliche della fede non sono una norma culturale. 

Come per tutte le religioni, esiste uno spettro di fede e di pratica, dalle forme ultraconversatori o fondamentaliste fino a quelle più liberali. L’islam conservatore è identificato in Europa, tra l’altro, dalle donne portando il burka e dal desiderio che la legge della sharia sia accettata da tutti. Per una piccola minoranza, questo significa che la loro fede nella jihad si diffonde in atti di terrorismo contro i non credenti.

Dall’altro lato dello spettro si trovano due movimento che possono essere visti come tirando l’islam verso una posizione non religiosa agnostica, o secolare. Il movimento ‘One Law for All’ (Una legge per tutti – onelawforall.org.uk) si focalizza particolarmente sulla legge e sui diritti del matrimonio per le donne, e si oppone a dare spazio alla sharia, affermando che le corti religiose sono “discriminatorie ed ingiuste” e che “operano contro e non a favore dei diritti umani.” Intervenendo ad una conferenza nel 2018 organizzata dal movimento, l’illustre attivista Maryam Namazie ha enfatizzato “l’urgenza del secolarismo come precondizione minima per i diritti delle donne e delle minoranze.” (onelawforall.org.uk/a-landmark- conference-for-universal-rights-and- secularism-and-against-fascism). 

Il secondo, il Consiglio degli ex musulmani, insiste sull’importanza dei valori universalmente riconosciuti, e sul diritto per le persone di scegliere di lasciare l’islam. Il ramo britannico ha organizzato due feste ‘d’uscita’ per celebrare la perdita della loro fede invece di sentirsi vergognato. (voir www.ex- muslim.org.uk/cemb-partners for a list of where the Council is active). 

Il sociologo Nilüfer Göle sembra colmare il varco tra gli estremi del divario religioso-secolare. Nel suo ultimo libro, The Daily Lives of Muslims: Islam and Public Confrontation in Contemporary Europe (la vita quotidiana dei musulmani: islam e pubblico confronto intorno all’islam)(2017), Göle esplora certe polemiche insorte su domande quali le preghiere pubbliche, le leggi della sharia, la costruzione di moschee e l’uso del velo. Suggerisce che il fatto che i musulmani sono pubblicamente più visibili – provocando fastidio per i secolaristi – è in realtà un segno della loro “crescente partecipazione nella vita quotidiana europea”. Un esempio dell’europeanizzazione dell’islam è dato nel cambiamento dell’architettura delle moschee, che diventano più ‘ibride’ invece d’imitare i stili tradizionali.

Più musulmani, lei afferma, sono soddisfatti con la natura secolare della società europea, ed una “forma lenta ed indivisibile della legge islamica personale si costruisce ed è adatta alle leggi ‘secolari’”. Un esempio di questo è che la definizione del termine halal sta cambiando dalla sua versione originale araba, ed una versione più europea che è “capita come un permesso, un estensione legale in nuovi domini della vita e del piacere che i musulmani cercano ad apprezzare. La certificazione halal rende questi domini compatibili con le prescrizioni islamiche…[e] permette ai musulmani europei di penetrare e quindi di appropriarsi i domini secolari della vita e del piacere.”

Anche se questo sembra essere una tappa molto positiva verso la realizzazione della predizione di Jenkins, dell’islam diventando una “forma più adattabile della fede che può gestire i cambiamenti sociali senza compromettere le credenze di base”, i governi occidentali sembrano avere una visione più stretta del significato di ‘hala’. Il 1° gennaio di quest’anno, il Belgio è diventato il sesto paese d’Europa a vietare l’uccisione di animali senza stordirli prima, invece di mantenere un eccezione per i gruppi religiosi alla regolazione europea, che un animale deve essere stordito prima di essere ucciso. Per certe persone, l’argomento è più per la marginalizzazione di ‘certi gruppi’ che usano la carne halal, invece che per il benessere animale.

Un decennio dopo la pubblicazione di God’s Continent, il dibattito sul posto dell’islam in Europa continua. In ogni conversazione, i due campi devono ascoltare l’altro, nel caso contrario i partecipanti finiscono a gridarsi gli uni contro gli altri ed a parlare fraintendendo gli obiettivi. Nella conversazione tra l’islam e l’Europa secolare, questo è un pericolo molto reale.

Ma è anche un opportunità per noi di avere una conversazione – con i due campi – da gente che capisce i tempi nei quali viviamo e che può portare le prospettive di Dio da sostenere.

Jo Appleton

Foto: www.flickr.com/photos/o_0/20678888939

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